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Savini – conclusione Esercizio 1

I ragazzi ci hanno fatto avere, per tempo e tramite mail, le foto che hanno scattato da soli a partire dallo scorso incontro, così da poterle visionare in modo accurato e iniziare subito la lezione di oggi con critiche, riflessioni e interrogativi circa il loro lavoro.

Le impressioni che abbiamo avuto non sono state molto diverse da quelle che sono emerse dalla valutazione degli scatti fatti dai bambini delle elementari, e abbiamo ritenuto opportuno dare ulteriori spiegazioni. L’impostazione generale che hanno avuto nell’inquadrare e nel disporsi all’interno dello spazio è risultata sostanzialmente semplice e, in alcuni casi, anche piuttosto ripetitiva. Le foto sono per la maggior parte simmetriche e ortogonali, oppure scattate frontalmente, dovrebbero perciò variarne quantomeno l’angolazione. È inoltre evidente quanto loro possano essere condizionati da ciò che vedono abitualmente, limitati al flusso di immagini assorbite da tanta e tanta televisione e troppo poco cinema (di un certo tipo). Un’analisi critica del lavoro svolto è quindi essenziale per cercare di migliorarne l’approccio.

Marco ha poi proposto delle immagini che rafforzano il concetto della messa in scena su cui abbiamo voluto insistere, come lo splendido dipinto di Caravaggio, La vocazione di San Matteo. Le linee, la tensione evidente sui corpi che agiscono possono sicuramente rendere più visibile quel  determinato sentimento, così come il riuscire a sfruttare altre tipologie di disposizione.

Sono poi state mostrate alcune foto scattate da Josef Koudelka e un estratto dal film Vertigo per analizzare la posizione della mdp e i movimenti di macchina con cui Hitchcock ha ripreso il momento in cui Scotti vede per la prima volta la misteriosa moglie di Elster nel lussuosissimo ristorante (estratto presente del dvd della Cinematheque e molto significativo per l’uso cromatico dello spazio).

Proseguendo con l’esercizio “una foto / un sentimento”, abbiamo deciso di portare i ragazzi fuori dalla scuola raggiungendo la vicina Piazza Dante. Raggruppati in un vicolo, i ragazzi hanno iniziato a pensare come sfruttare al meglio le caratteristiche del luogo in cui si trovavano per rappresentare diversi sentimenti. Tra le principali difficoltà continua ad esserci quella dell’attacco, ossia dell’individuare il punto di vista della mdp in rapporto a ciò che si sta rappresentando. Così siamo stati attenti a chiarire, di volta in volta, le motivazioni per le quali alcune proposte possono funzionare ed essere prese in considerazione ed altre no.

In questa secondo parte dedicata allo svolgimento del primo esercizio abbiamo giocato molto sulla disposizione delle figure in primo e secondo piano, sull’impressione del movimento e sulla messa a fuoco – sebbene alcuni scatti evidenziano inequivocabilmente l’apporto personale del formatore.

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Savini – fotopresentazione

Le due classi della Savini che hanno partecipato alla fase di avvio del progetto con la Cinémathèque. Docenti di riferimento Ilde Palmarini e, per la parte linguistica, Anna Cacciatore.

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Savini – Esercizio 1

Seguendo lo stesso procedimento adottato per la classe elementare, abbiamo chiesto ai ragazzi di scegliere un sentimento, associarlo ad un luogo della scuola e cercare di immaginare una giusta situazione, un’adeguata messa in scena, magari uscendo da immagini troppo stereotipate con cui un certo sentimento viene solitamente rappresentato.

IMG_4762 Trascorso il tempo necessario per lasciarli riflettere, ognuno di loro è stato chiamato a leggere quanto appuntato sul libretto e le idee che ci sembravano migliori venivano subito improvvisate. Nel sentire le loro proposte abbiamo messo in evidenza quella che ci è sembrata una delle ‘sviste’ ricorrenti in questo primo esercizio: lo scegliere delle situazioni, delle azioni che risultano visivamente poco efficaci, poco evocative o facilmente fraintendibili perché rinviano a qualcos’altro. Sebbene possano trovare delle difficoltà in questo tipo di operazione, è importante che i ragazzi riescano a trovare il modo di far coincidere il più possibile ciò che hanno immaginato (la propria idea) alla sua rappresentazione concreta, seguendo il metodo di lavoro e le varie indicazioni date per realizzarla. Per facilitare il compito dei ragazzi, abbiamo chiamato uno di loro alla lavagna invitandolo a disegnare, all’interno di un’inquadratura, gli elementi della sua messa in scena, descrivendo a voce il modo in cui le figure dovevano essere disposte e la loro posizione rispetto alla mdp. Con la partecipazione dei suoi compagni, abbiamo quindi stabilito quali dovevano essere i parametri di scatto.IMG_4798

In questo frangente, passando concretamente all’atto, alla realizzazione di un prodotto audiovisivo, si corre il rischio, per chi ha il compito di guidare un esercizio del genere,  di condizionare i ragazzi spingendoli ad un certo tipo di messa in scena, inquadratura, disposizione ecc., piuttosto che un’altra, limitando in questo modo anche la loro creatività, la loro libertà di espressione perché più attenti e interessati al risultato che alla pratica educativa in sé. E’ un pericolo più volte sollevato da Alain Bergala nel suo testo, L’ipotesi cinema, in cui paventa che l’oggetto da realizzare, foto o video che sia, diventi “la finalità stessa di una pratica creativa in classe, e di deviarla cosi dalla sua profonda ragion d’essere”. E’ un argomento importante sul quale torneremo e a cui lo studioso francese dedica alcune densissime pagine del suo volume.

Con gli alunni delle scuole medie si potrebbe anche fare un’ulteriore procedimento nell’atto di creare una messa in scena e di scattare una foto: potrebbero far finta di trovarsi in uno spazio vuoto (partire da un grado zero) e provare non solo ad inserirci gli attori-compagni, ma anche a cambiare elementi relativi alla ‘scenografia’ come è stato fatto, almeno in parte, con i bambini delle elementari.vergogna

Una prima prova più dettagliata l’abbiamo effettuata traendo spunto da un’idea che è venuta in mente ad una ragazza, su una tipica situazione di bullismo che però viene fermata da un gesto di solidarietà nei confronti di chi stava per essere colpito.

Con una seconda, invece, abbiamo provato a rappresentare il sentimento della vergogna inventando una situazione con un po’ di humor: una ragazza, seduta in prima fila, dopo aver fatto una puzzetta prova vergogna perché si accorge che i compagni vicino a lei ne hanno sentito il cattivo odore e la additano con scherno. In questo caso abbiamo tentato di sfruttare maggiormente lo spazio e le caratteristiche dell’aula in cui ci trovavamo.esclusione  solidarietà:aiuto

Esercizio Tetro

inprofonditàDato che la volta scorsa, per questioni di tempo, non è stato possibile approfondire un dibattito sul piano sequenza di Quarto potere, l’abbiamo ripreso brevemente ponendo l’attenzione sul modo in cui era strutturata quella profondità di campo e sul significato che è possibile dedurre dalla disposizione degli attori. Il padre di Kane, ad esempio, si trova a un lato dell’inquadratura, in secondo piano, a metà strada tra il tutore e la moglie in primo piano e il figlio in fondo, inquadrato dalla finestra, vittima di decisioni prese da altri. Il padre infatti tenta di mediare, di tenere il figlio con se, ma le figure più importanti in primo piano hanno preso una decisione che sarà irrevocabile e che le inquadrature successive sanciscono ulteriormente.

Proseguendo con lo stesso metodo di analisi, abbiamo mostrato e messo in relazione tra loro diversi frammenti di film –  contenuti nel dvd realizzato per l’occasione dalla Cinémathèque – affinché i ragazzi acquisiscano una certa dimestichezza principalmente con gli aspetti spaziali della messa in scena, cercando di porci una serie di domande: Come si collocano i personaggi dentro lo spazio? Che rapporto c’è tra le persone inquadrate e lo spazio che le circondano? Che ruolo ha lo spazio nel racconto di una determinata situazione?

La prima sequenza scelta viene da uno dei film proiettati per intero alla scuola elementare, Il piccolo fuggitivo: quella in cui il piccolo Joey si risveglia solo, sulla spiaggia di Coney Island, dopo aver vagato per un giorno intero credendo di aver ucciso il fratello maggiore (ma in realtà elittle-fugitive-title-4ra solo uno scherzo). Di seguito abbiamo fatto vedere una scena di Drive, di Nicolas Winding Refn (2011), e tre estratti da Aniki-Bobo di Manoel de Oliveira (1942).

Abbiamo quindi interpellato i ragazzi sulle caratteristiche della messa in scena nei primi due casi, invitandoli a considerare, in particolare, il modo in cui il regista ha ritagliato lo spazio e le motivazioni sottese alla scelta di quelle inquadrature. Mentre nella sequenza del primo film abbiamo prevalentemente uno spazio aperto, a partire proprio da un campo lunghissimo, nel secondo ci troviamo di fronte ad uno spazio chiuso, perché il driver è sempre chiuso in macchina (per via di una rapina in corso). Ciò serve sia a caratterizzare il personaggio che guida, alludendo al suo ruolo nel film, e sia a farci capire la sua freddezza e la sua concentrazione per quel preciso momento della vicenda – accorgendosi di essere inseguito decide di nascondersi con la macchina dietro un camion, nonostante lui sia un ottimo pilota. Più interessante, invece, è risultata l’analisi dei tre estratti da Aniki-Bobo: si tratta di tre modi diversi con cui la mdp ci mostra uno stesso spazio, quello della bottega, con inquadrature e movimenti di macchina che variano in funzione della narrazione. E così anche per i due frammenti de I 400 colpi di Truffaut (1959), due momenti che si svolgono nello scendere e nel salire le scale interne della casa, per insistere sulla possibilità che un regista ha nel ricorrere ad uno stesso elemento della messa in scena assegnandogli un ruolo e un significato diverso.

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In Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello, 2004) – un film che rimanda a delle questioni teoriche importantissime nel dibattito contemporaneo sul cinema – abbiamo scelto di mostrare la sequenza dell’innamoramento dei due protagonisti del film mantenendoci chiaramente sul piano della messa in scena: Joel (Jim Carrey) passeggia solo sulla spiaggia innevata di Montauk, incontra Clementine (Kate Winslet) in un café, che gli rivolge la parola, ritrovandosi di nuovo insieme sul treno, e alla fine lui le offre un passaggio in macchina fino a casa. Si tratta di un vero e proprio cliché, ma come ci viene raccontato? I ragazzi hanno notato che c’è un progressivo restringimento dello spazio, ma soprattutto che la scelta dei luoghi da parte del regista è particolarmente significativa per mostrare l’avvicinarsi dei due protagonisti sia dal punto di vista dello spazio fisico che dal lato strettamente emotivo.

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Siamo giunti, infine, all’esercizio in programma per questa lezione e con precise indicazioni dalla Cinémathèque: vedendo  una o due sequenze del film Tetro di Francis Ford Coppola (Segreti di famiglia, 2009) i ragazzi dovevano provare a ricostruire, disegnandola, la piantina al suolo dell’appartamento in cui si svolge la prima parte del film. Data la complessità e la ricchezza con cui lo spazio e le relazioni tra i personaggi vengono mostrati, e trattandosi di un esercizio individuale, sono state mostrate tutte le sequenze principali (5 su 7) e non due come indicava la Cinémathèque. È un esercizio molto importante per comprendere il ruolo e la funzione dello spazio e per introdurre agli esercizi pratici che i ragazzi dovranno realizzare dalle lezioni successive.

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Le sequenze ambientate nella cucina mostrano tutta l’abilità di Coppola nel costruire una messa in scena ogni volta diversa, con diversi attacchi di ripresa e una disposizione degli attori sempre significativa. Lo ricostruzione dello spazio è particolarmente complicata dalla presenza di luoghi celati o mostrati appena, come la camera da letto/studio del fratello maggiore oppure il sottoscala/terrazzo in cui sono custoditi i diari che raccontano i segreti della famiglia Tetrocini.

I ragazzi, che non hanno visto il film per intero, hanno inteso l’esercizio come un divertente rebus alla scoperta di spazi e luoghi appena mostrati dall mdp. Compito degli esperti esterni è stato anche quello di far notare il ruolo degli oggetti nell’arricchire il gioco spaziale della messa in scena: la bicicletta ad esempio, un sorta di oggetto ponte tra l’interno e l’esterno e, ovviamente, lo specchio.

Di seguito pubblichiamo alcune piantine al suolo disegnate dai ragazzi:

Al termine del laboratorio gli insegnanti della scuola che seguono con noi questo progetto, ci hanno riferito dei risvolti pedagogici importanti. Oltre al vivo interesse dei ragazzi nel confrontarsi e sperimentare un nuovo linguaggio, pare che chi solitamente abbia delle difficoltà nell’apprendimento di un testo scritto, riesca invece a comprendere con facilità la composizione e il significato delle immagini e sequenze.

Avvio dei lavori – Savini

TMfabrica2Come per la Noè Lucidi, anche con le due classi della Savini ci siamo avvicinati al progetto  della Cinemathéquè attraverso due film, Tempi Moderni di Charles Chaplin e Hugo Cabret di Martin Scorsese, di cui abbiamo analizzato alcune parti, prendendo in considerazione il concetto di inquadratura e tutti i principali parametri che ne derivano. Del film di Chaplin abbiamo analizzato l’inizio, in particolare i rapporti dimensionali tra gli esseri umani e gli oggetti della fabbrica e successivamente abbiamo visto altre comiche o estratti dei suoi film (la sequenza dell’aereo ribaltato all’inizio de Il Grande dittatore per capire bene il concetto di campo/fuori campo). Abbiamo dedicato inoltre una piccola parte della lezione alla conoscenza del personaggio Charlot, sconosciuto alla maggioranza della classe, mostrando la pantomima conclusiva di Luci della ribalta.

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Il film di Scorsese costituisce un ottimo viatico alla conoscenza della storia del cinema e in particolare alla vita e all’opera di Méliès; è stato facile quindi mostrare Il viaggio sulla luna nella versione restaurata presente su Youtube (e rimusicata dagli AIR: aspetto questo non secondario a nostro avviso nella curiosità e nell’attenzione che i ragazzi hanno dimostrato nei confronti di un film del 1902) e considerare quindi il discorso della scala dei piani. Ai ragazzi è stato infatti chiesto di considerare le principali differenze tra il film di Melies e quello di Scorsese: tra gli altri aspetti è venuto fuori che il film di Melies non presentava primi piani. A questo punto abbiamo mostrato alcune immagini della scala dei piani prese e mostrato una tabella comparativa dei termini in italiano, inglese e fracese ricavata da Siety Emmanuel (2004), L’inquadratura. All’inizio del cinema, Torino, Lindau.