Archivio mensile:febbraio 2009

Leggere il cinema 2 – l'inquadratura

Partiamo da un’immagine molto nota, rifatta mille volte nella storia del cinema, Fantozzi compreso, L’immagine dell’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat, uno dei primi “film” mostrati agli spettatori del 28 dicembre 1895. L’anedotto sullo spavento degli spettatori può fornire lo spunto per evidenziare l’altro aspetto caratterizzante l’immagine cinematografica rispetto alla percezione del nostro occhio. Noi percepiano la realtà come un tutto continuo, illimitato; la nostra visione, per quanto possa sembrare limitata dal contorno dell’occhio, é in effetti continua e senza “bordi” perché noi ci muoviamo, si muovono i nostri occhi, la testa, determinando psicologicamente un campo visivo illimitato. Al cinema l’immagine é come sappiamo delimitata da quattro bordi. Quindi l’immagine cinematografica, si dice, “inquadra”, mette in cornice una porzione di spazio. Quella che noi abbiamo chiamato fino ad ora immagine cominciamo a chiamarla inquadratura, intesa come unità di base del film, del linguaggio cinematografico. Un film é essenzialmente composto di inquadrature. Una delle caratteristiche principali dell’inquadratura é proprio quella di poter essere definibile in base ad un doppio criterio: se inquadrare significa selezionare una porzione di spazio chiamiamo campo tutto ciò che ci viene mostrato e come fuori campo tutto quello che non ci viene mostrato ma che fa parte dell’ambiente di cui quell’inquadratura non è che un prelievo. Oltre al filmato dei Lumiere pubblico Charlot alle corse, un filmato illuminante sull’uso del fuori campo.

In questo filmato, in cui vediamo per la prima volta il personaggio di Charlot con il suo tipico abbigliamento bombetta, bastone e giacchetta, il regista del filmato tenta continuamente di eliminare dallo spazio dell’inquadratura la figura dell’intruso, appunto Charlot. Questo filmato ci permette di introdurre numerose questioni:

  • l’evoluzione del personaggio di Charlot che riprenderemo con Tempi Moderni, la sua natura violenta e dispettosa nelle primissime comiche degli anni ‘14/’15;
  • la tecnica, l’evoluzione delle macchine da presa, qui ben visibili con l’operatore che gira la manovella e non guarda in macchina; le prima macchine da presa non avevano il mirino!!!
  • il fuori campo nel qualei il personaggio viene continuamente cacciato.

Charlot alle corse e il filmato dei Lumiére possono quindi ben introdurre quella dimensione fondamentale dell’inquadratura, dimensione tutta immaginaria, che é quella del FUORI CAMPO. Quanti sono gli spazi fuori campo e come dialogano? Gli spazi del fuori campo sono sei: i quattro bordi, lo spazio dietro la scenografia (dietro il treno nell’immagine qui sopra) e quello della macchina da presa (ben evidente nella comica di Charlot).


ritieni utile lo studio del cinema nella scuola? . Corso liceo classico Delfico

Alcuni studenti, nel questionario introduttivo al corso di cinema, hanno dato delle risposte interessanti alla domanda: ritieni utile lo studio del cinema nella scuola?? di seguito alcune delle risposte:

“si, lo ritengo importante, perchè ci da la possibilità di collegare lo studio tradizionale a una cosa a cui sono in contatto tutti i giorni”. G.G.

“si perchè è interessante e nel mondo di oggi i giovani sono molto a contatto con gli audiovisivi ed è quindi importante impararli a conoscere” D.B.

“lo ritengo importante perchè da modo di riuscire a capire le cose che guardiamo quotidianamente in televisione” I.G.

“si, perchè il linguaggio del cinema è un linguaggio attuale, condiviso da tutti e quindi come tale bisogna sapere ciò che stiamo guardando”M.C.

Leggere il cinema 1 – corso base – liceo classico Dèlfico

L’occhio e la macchina: differenze e somiglianze
Perché le immagini, quelle fotografiche innazitutto, assomigliano tanto alla realtà che percepiscono i nostri occhi?? perché alla base del processo della visione e di quello fotografico c’é un meccanismo similare. attenzione una similarità iniziale, perché poi le differenze come vedremo sono tante.

Come funziona la percezione ocualare?? Nell’occhio: l’immagine viene focalizzata, capovolta e rimpicciolita da un sistema ottico paragonabile al sistema di lenti di un obiettivo: l’iride, la cornea, l’umor acqueo e il cristallino svolgono questo compito. la retina svolge la stessa funzione della pellicola fotosensibile in una macchina fotogragica o in una mdp: la retina é appunto costituita da un insieme densissimo di cellule chiamate fotorecettori che convertono la luce visibile in impulsi elettrici che il nervo ottico invia ai centri celebrali preposti al meccanismo della visione. Due sono i tipi di fotorecettori: i coni, sensibili alla luce diurna e i bastoncelli che lavorano durante la visione notturna. i primi sono collocati al centro della retina (fovea) i secondi soprattutto alle estremità e danno immagini meno definite.

la mpd funziona come l’occhio umano. un sistema di lenti imbriglia l’immagine che si “stampa” sulla retina come sulla pellicola; su quest’ultima troviamo una emulsione sensibile alla luce. Ma appunto le similarità finiscono qui… vediamo le differenze.

L’immagine stampata sulla pellicola differisce in molti modi da quella che arriva al nostro cervello. Innanzitutto perché la mdp non ha due obiettivi. La visione umana si basa sulla binocularità, sulla visione contemporanea dello stesso oggetto da parte dei due occhi. E’ proprio questo a permetterci di percepire la distanza e a mantere costanti le dimensioni e i rapporti tra gli oggetti situati a distanze differenti . L’esempio da fare prima di tuttto é quello della mano accostata al naso: chiudiamo alternativamente i due occhi e vediamo immagini diverse della stessa mano; allontanando ancora questa differenza tende sempre di più a svanire, anche se di fatto una differenza c’é sempre e il cervello fonde queste immagini. l’esempio della mano ci spiega come il cervello, avendo due immagini distinte che gli arrivano, riesce a valutare le distanze che ci separano dagli oggetti e che separano gli oggetti tra loro. Il cervello infatti tiene conto delle diversità esistenti fra due immagini e decide che più le immagini appaiono diverse e più gli oggetti risultano vicini a chi li guarda.
il secondo esempio che abbiamo fatto per capire é quello del tappo di bottiglia.

E’ la binocularità che ci restituisce la visione della profondità. E l’immagine cinematografica é inesorabilmente piatta, anche se questa piattezza é in parte ridotta dal movimento delle persone e delle cose all’interno dell’immagine.